Michelangelo, ma anche Leonardo e Raffaello.

Da una data, il 6 marzo.

6 marzo 1475: nasceMichelangelo Buonarroti: 547 anni fa…

Si dipinge col cerviello et non con le mani.” (dalle Lettere di Michelangelo Buonarroti)

Michelangelo (1475-1564), Leonardo (1452-1519) e Raffaello (1483-1520): tre artisti che vissero nella stessa città, più o meno negli stessi anni ma con età un po’ diverse.

Siamo estasiati considerando che in quel secolo che va dal 1450 al 1570 , durante il quale abbiamo l’esplosione del Rinascimento, le opere di questi artisti siano capolavori che hanno lasciato una traccia, un solco così profondo mai colmato dopo. Tanto che il futuro dell’arte figurativa non è più stato lo stesso, né l’acme espressivo è stato eguagliato.

La vibrazione che ci arriva da opere come la pietà di San Pietro o il Mosè permangono ben al di là del momento della visita, e questo vale ancor più per proposte come i Prigioni che obbligano lo spettatore a estrarre in proprio da quella pietra, originariamente inerte, le figure che vi sono, appunto, imprigionate.

Nei secoli successivi, gli artisti spostarono completamente il loro approccio all’arte.
Non più solo dalla natura trassero la loro ispirazione, ma soprattutto dallo studio minuzioso di questi tre giganti creatori di perfezione assoluta.

Sappiamo dei litigi di Michelangelo e Leonardo, e di Raffaello che si confrontava continuamente con Michelangelo. Ma oltre che artisti erano saggi, e come tutti i saggi, discutevano, litigavano spinti dal cuore e dal sentimento, ma si stimavano profondamente.
Ancora ora,come dicevamo, percepiamo, di fronte alle loro opere, questa forza dialettica e creativa che ci emoziona profondamente: basta guardare le vesti della pietà di san Pietro e sentirle frusciare, o la curva dell’ascella del Cristo per percepirne la morte e la resurrezione, oppure sorridere davanti alla serenità degli sguardi dello sposalizio della Vergine. Oppure ancora, anche se ormai è luogo comune, tuffarsi nella distensione dolce e malinconica del sorriso di Gioconda, per sentirsi sovrastati, riempiti da tanta forza e dalla trasformazione mistica e quasi ascetica della realtà riportata.

Ma ora parliamo di:

MICHELANGELO: un riassuntino artistico di qualche minuto.

Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475 – Roma, 1564) è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi artisti di sempre. Non a caso la sua influenza introduce una scuola d’arte e di pensiero che genera la corrente del Manierismo, veicolo necessario per trasferirci direttamente dall’arte rinascimentale nel Barocco che accentuerà i particolari farcendo in ridondanza e arrotondando le forme.

Michelangelo nacque in provincia di Arezzo da una famiglia di nobili fiorentini in declino. Già a dodici anni fu ragazzo di bottega nel laboratorio fiorentino del Ghirlandaio (1448-1494), pittore e uno dei padri artistici del Rinascimento.

La sua formazione continua al giardino di San Marco, l’accademia finanziata da Lorenzo il Magnifico. La maniera e i risultati di Michelangelo furono talmente apprezzati da Lorenzo che l’alloggiò nel palazzo mediceo di via Larga, a Firenze.

I suoi Mecenati

Lorenzo il Magnifico, il cardinale Jacopo Galli, papa Alessandro VI Borgia, papa Giulio II: questi gli autorevoli mecenati di Michelangelo dai quali mantenne comunque una autonomia ideologica e materiale che gli permise di esprimersi anche al di là delle commesse ufficiali offrendo, a chi entrava nell’anima del suo progetto, la sua arte.

Indipendenza non ancora così diffusa all’epoca, quando i prìncipi condizionavano nel bello e nel meno bello tutto quel che succedeva nel loro principato.

Come parecchi dei grandi della storia, Michelangelo non aveva un buon carattere, e le dispute che finivano a cazzotti erano all’ordine del giorno. Tanti ne fecero le spese incassando formidabili colpi in risse cruente.

Un altro aneddoto trova il Nostro alla consegna del famoso Tondo Doni di cui Michelangelo forgiò anche la cornice che noi ammiriamo ancor ora.

Agnolo Doni, il ricco banchiere committente,  cercò di trattare il prezzo di settanta ducati e Michelangelo si offese, si riprese l’opera borbottando che l’avrebbe ben venduta al doppio mentre accennava ad andarsene. Agnolo decise di chiudere subito la querelle pagando l’opera ben centocinquanta ducati.

La concentrazione di Michelangelo

Michelangelo era talmente immerso nella sua arte che voleva sempre scegliersi il pezzo di marmo da dove far uscire quello che la immaginazione aveva partorito e che la sua esperienza gli suggeriva.

Ed allora eccolo a Carrara a toccare ogni blocco, ad esaminarne le venature, a capirne la granulosità, a sentirlo entrare nella sua anima, a pensare alle carezze e alle sculacciate che gli avrebbe dato con il suo scarpello.
Insomma il marmo era un suo collaboratore, ben più che mera materia prima!

Fu così che nacquero capolavori come la Pietà Vaticana, la sua prima opera in marmo, realizzata quando l’artista aveva solo 23 anni.

Michelangelo è l’autore di quella che forse è la scultura più famosa al mondo: il David (realizzato tra il 1501 e il 1504). La collocazione del Davide vide un ennesimo contrasto tra l’autore e Leonardo che avrebbe voluto metterla al coperto nella Loggia dei Lanzi.

Vinse Michelangelo che l’ebbe posta ai piedi della facciata del Palazzo della Signoria.

Quella che attualmente si trova all’esterno è una copia dell’originale posto nella Galleria dell’Accademia, a Firenze.

Contese tra grandi

Come è noto le contese interpretative tra Leonardo e Michelangelo, sempre nel rispetto reciproco, animarono il milieu artistico di quel periodo fiorentino.

Il colmo è dato dalla sfida artistica più diretta per le rappresentazioni da eseguirsi sulla parete di Levante della sala del Consiglio dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.
Michelangelo ottenne nel 1504 l’incarico di rappresentare con un affresco la vittoria fiorentina nella Battaglia di Cascina.

E a Leonardo fu commissionata, per la stessa sala la Battaglia di Anghiari che pensò di eseguire ad encausto: è nota la sua avversione per l’affresco che obbliga tempi rapidi di realizzazione contrari alle sue lunghe riflessioni. Nessuna delle due opere fu compiuta: Michelangelo fece il cartone e poi partì per Roma chiamato da Giulio II; Leonardo tentò l’encausto con risultati disastrosi. Restano soltanto frammenti dei cartoni e copie di particolari fatte, per esempio, da Rubens.

Ricordiamo, anche se è noto a tutti, che Michelangelo è l’autore degli affreschi sulla volta Cappella Sistina (eseguiti tra il 1508 e il 1512, sotto il papato di Giulio II) e del Giudizio universale sulla parete di fondo sempre della Sistina (commissionato da Clemente VII nel 1535 e terminato sotto Paolo III Farnese nel 1541).

Infine, architetto: Michelangelo ultrasettantenne, chiamato nuovamente da Paolo III, nel 1546 assunse la direzione della fabbrica di San Pietro riprogettando le soluzioni troppo onerose del Sangallo.
Tenne l’incarico fino al 1562 quando stanco delle continue polemiche rassegnò le dimissioni.

Morì due anni dopo.

Figura: Il Mosé di Michelangelo eseguito nel 1513-1515 (aveva 40 anni) e ritoccato nel 1542 – Credit Jörg Bittner Unna

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