Recentemente ho trovato questa istruttiva foto sulla rete.
Nell’immediato mi è scappata una risatina, subito dopo la riflessione ha preso piede ed ho considerato molto più seriamente quanto riportato su quella lavagna.

E, guarda caso, ci ritroviamo alle mie considerazioni di sempre: considero i Francesi, con tutti i limiti della prosopopea che da sempre li contraddistingue, un popolo e noi Italiani un’accozzaglia di individui e mal amalgamati.
Qui da noi nessuno, se non particolarmente ribelle e anticonformista, si permetterebbe di suggerire l’educazione e addirittura assoggettare questa ad un valore economico. E, se per caso lo fai, ti trovi immediatamente in un aspro contraddittorio spigoloso, che sconsiglio a chi non è particolarmente dotato dialetticamente.

Quanto mi piace questo atteggiamento francese, dissacrante e serio al contempo!

È certo che, se noi Italiani riuscissimo ad arrivare ad un livello di amalgama come quello d’Oltralpe, saremmo molto più quotati e rispettati nel mondo.
Ma forse non ci piace: noi Italiani preferiamo lo stress quotidiano della sfida, del tentativo di soverchiare, dello sgomitare senza regole, nemmeno quelle dettate dall’ipocrisia sociale.

D’altr’onde cosa ci insegna la relazione quotidiana del cittadino con le istituzioni? Non ostante tutte le professioni di rispetto e attenzione, il cittadino non è trattato come una persona da rispettare, ma viene visto, sospettato, come un potenziale delinquente, che deve, in primis, dimostrare la sua buona fede, poi dimostrare la sua innocenza e poi deve sperare di trovarsi davanti a leggi che burocraticamente vengono intese, e applicate, inflessibilmente.
Nessuna flessibilità o comprensione della caratteristica umana dell’errore.
Ovviamente, più c’è ostilità relazionale e più anche il cittadino s’irrigidisce, e cerca scorciatoie per l’impunità.

Quanto prima racconterò alcune esperienze di residente in Francia che stupiranno per la considerazione che il cittadino gode e dell’inflessibilità che punisce la reiterazione soprattutto dopo un’assoluzione per buona fede.

Eccole qui: L’importanza di un Per piacere;       Altro:   Pagamento ritardato

Dialogo:

Cliente: Un caffé
Barista: Buongiorno!

C: Sì, un caffé
B: Buongiorno, mi dica pure.

C: Un caffé!
B: Buongiorno!

C: Ma insomma, sei stupida? Un caffé!
B: Buongiorno signore!

Barista: Non servo mai le persone maleducate.

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