Quando nel 2005 abbiamo deciso di esercitare un’attività commerciale in Francia, ci siamo trovati di fronte a procedure amministrative, fiscali e di gestione del personale completamente nuove. Fu una grande fatica adeguarsi e, soprattutto momento per momento, scoprire le metodologie, a volte molto lontane dalle nostre abitudini, anche se lo scopo finale è sempre il medesimo: contributi e imposte da versare con regolarità.
Una volta successe che mi dimenticai di pagare puntualmente i contributi per i dipendenti, anzi, è successo due volte, ma la seconda non ebbi colpa alcuna: rubarono il mio assegno inviato per posta.

Passarono solo pochi giorni e mi arrivò un avviso di mora con interessi e ammenda.

Ricorsi titubante al mio commercialista, che mi reinfuse fiducia dettandomi una lettera da scrivere all’ente delle contribuzioni, l’URSSAF – Servizi Sociali e Assegni familiari – nella quale, molto semplicemente, dichiaravo di aver iniziato da poco l’attività in Francia e di non avere ancora la necessaria confidenza con le procedure e le scadenze; concludevo la comunicazione chiedendo che fossero cancellate le sanzioni, con la promessa di fare più attenzione nel futuro.
Passarono tre giorni e ricevetti una telefonata dall’ufficio competente che mi diceva che avevano capito la situazione e mi rimettevano l’ammenda, ma non gli interessi di mora, peraltro irrisori dato il breve periodo di scopertura.

Passarono ancora due giorni e ricevetti la cartella con lo sgravio promesso. Pagai il dovuto e tutto finì lì.
Il commercialista francese mi prevenne dicendomi di fare attenzione, perché se avessi ripetuto l’infrazione sarebbero stati molto rigidi per il perseverare nel presunto “errore”.
Poco tempo dopo, durante un rientro in Italia per gli acquisti, ebbi necessità di parlare col mio commercialista italiano per una pratica residua, e, durante il colloquio gli raccontai quanto accaduto: scoppiò in una sonora risata e alla mia richiesta di spiegazioni mi disse che in Italia un comportamento del genere me lo sarei potuto scordare. Mai nessuna pietà, d’altr’onde abbiamo troppi furbi che approfitterebbero di una flessibilità simile.

L’altro fatto, dell’assegno rubato, invece, mi diede misura da una parte dell’efficienza bancaria e dall’altra della scontrosa impersonalità della polizia.
Anche in questo caso, passarono pochi giorni dalla scadenza e ricevetti una telefonata dall’URSSAF che mi comunicava che mancava un versamento.
Scambio di mail con la fotocopia della matrice dell’assegno, asserzione della banca di aver già pagato l’assegno, e poche operazioni di blocco a posteriori dell’assegno che è stato estratto dagli archivi e, fotocopiato, mostrava i chiari segni della contraffazione del destinatario.
La banca mi riaccredita immediatamente la somma e io emetto nuovo pagamento senza implicazioni.

A situazione regolata, sono andato alla sede della polizia per denunciare comunque un duplice reato – il furto e la contraffazione dell’assegno. Dopo aver dettato tutta la denuncia, alla fine la funzionaria di polizia mi ha chiesto quale fosse stato il pregiudizio economico patito.
Alla mia risposta negativa, perché tutto si era risolto senza perdite, mi trattò male, dando quasi in escandescenze perché a suo dire gli avevo fatto perdere tempo.
Controbattei che da buon cittadino, di fronte ad un reato, avevo ritenuto necessario denunciare per indagini che punissero i colpevoli.
La signora mi guardò come se fossi un marziano. La salutai poco convinto, ma soprattutto contrariato.

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